Alla scoperta della mente con il prof. Guido Ghirelli

La calma e la serenità che ancora mi avvolgevano nella domenica mattina di gennaio, quando fuori fa freddo e la casa è calda e c’è un sole che promette qualcuna delle belle attività tra quelle permesse in questi giorni, è stata improvvisamente messa in discussione quando, nel bel mezzo di un’intervista con il Professor Guido Ghirelli, sono stato catapultato indietro nel tempo ed altrove nello spazio, in quello spazio in cui ho vissuto per ¾ della mia vita.

La veridicità e la semplicità delle parole di Guido mi hanno riportato alla mente questioni che non affrontavo da qualche anno, ma che nel momento esatto in cui sono rifiorite alla memoria, sembrava fossero sempre state li, come se il mio ultimo allenamento fosse stato venerdì e la mia ultima gara il week end precedente.

Il peso delle aspettative, la pressione autoindotta dai nostri stessi pensieri, la paura di non essere all’altezza – con chi e di che cosa, poi, chi lo sa? – il timore di non riuscire ad esprimere quello che sappiamo di saper fare, ma che poi, se sappiamo di saperlo fare cosi bene, che timore dovremmo avere?

E’ stata una chiacchierata illuminante per me. Per me che ormai ho smesso di competere a livello sportivo, quindi immagino lo sia stata ancora di più per chi ancora lo fa ed anche per coloro che hanno la responsabilità di formare gli atleti di oggi, e gli uomini e le donne di domani.

La cosa più impressionante delle tecniche illustrate sinteticamente da Guido è stata la loro applicabilità incondizionata alla vita. Ho sempre ritenuto che la scherma fosse una metafora della vita ed ora vivo la mia vita fuori dalle pedane con gli insegnamenti appresi sulle pedane e questo rientra a pieno titolo nel bagaglio di conoscenze che ogni atleta dovrebbe curare.

Troppe volte nell’immaginario collettivo irto di pregiudizi, farsi seguire da uno psicologo è visto negativamente. Io non la penso così e, anzi, ritengo che per aspirare ai massimi livelli sia necessario curare ogni singolo dettaglio per cercare di limitare l’infinità delle variabili che scientificamente e sistematicamente sfuggono al nostro controllo. Poi, non prendiamoci in giro, tutti gli schermitori, si sa, qualche grammo di pazzia ce l’hanno!

Vi invito a guardare l’intervista con Guido (

La calma e la serenità che ancora mi avvolgevano nella domenica mattina di gennaio, quando fuori fa freddo e la casa è calda e c’è un sole che promette qualcuna delle belle attività tra quelle permesse in questi giorni, è stata improvvisamente messa in discussione quando, nel bel mezzo di un’intervista con il Professor Guido Ghirelli, sono stato catapultato indietro nel tempo ed altrove nello spazio, in quello spazio in cui ho vissuto per ¾ della mia vita.

La veridicità e la semplicità delle parole di Guido mi hanno riportato alla mente questioni che non affrontavo da qualche anno, ma che nel momento esatto in cui sono rifiorite alla memoria, sembrava fossero sempre state li, come se il mio ultimo allenamento fosse stato venerdì e la mia ultima gara il week end precedente.

Il peso delle aspettative, la pressione autoindotta dai nostri stessi pensieri, la paura di non essere all’altezza – con chi e di che cosa, poi, chi lo sa? – il timore di non riuscire ad esprimere quello che sappiamo di saper fare, ma che poi, se sappiamo di saperlo fare cosi bene, che timore dovremmo avere?

E’ stata una chiacchierata illuminante per me. Per me che ormai ho smesso di competere a livello sportivo, quindi immagino lo sia stata ancora di più per chi ancora lo fa ed anche per coloro che hanno la responsabilità di formare gli atleti di oggi, e gli uomini e le donne di domani.

La cosa più impressionante delle tecniche illustrate sinteticamente da Guido è stata la loro applicabilità incondizionata alla vita. Ho sempre ritenuto che la scherma fosse una metafora della vita ed ora vivo la mia vita fuori dalle pedane con gli insegnamenti appresi sulle pedane e questo rientra a pieno titolo nel bagaglio di conoscenze che ogni atleta dovrebbe curare.

Troppe volte nell’immaginario collettivo irto di pregiudizi, farsi seguire da uno psicologo è visto negativamente. Io non la penso così e, anzi, ritengo che per aspirare ai massimi livelli sia necessario curare ogni singolo dettaglio per cercare di limitare l’infinità delle variabili che scientificamente e sistematicamente sfuggono al nostro controllo. Poi, non prendiamoci in giro, tutti gli schermitori, si sa, qualche grammo di pazzia ce l’hanno!

Vi invito a guardare l’intervista con Guido e a prendervi cura, insieme al vostro corpo, anche della vostra mente. I brocardi latini raramente sbagliano: mens sana in corpore sano!

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