Il gioco più bello del mondo

L’apertura del sito web del Project Fencing 2019 mi dà l’opportunità di tornare a scrivere di scherma, attività che riempie la maggior parte delle mie giornate da almeno 15 anni.

In realtà sono almeno 23 gli anni che mi vedono girare per palestre di scherma, ma posso tranquillamente dire che fino all’età di 14-15 anni vedevo tutto come un passatempo. Un gioco per divertirmi con qualche amico dopo le lunghe giornate di scuola. Non che passati i 14 anni sia diventato un lavoro, ma cominciavo a capire che il gioco potevo prenderlo più seriamente: non era solo “gioco quando mi va” ma era diventato un “se gioco di più, mi diverto anche di più”.

Non so se ho reso l’idea, ma il fatto era che cominciavo a prendere confidenza con orari, embrionali metodologie di gioco e altre cose. Era un prima lezione che la scherma mi stava consegnando: con costanza e impegno, quel gioco diventava più faticoso, imparavo cose nuove e quindi più difficili ma, magicamente, il giorno dopo volevo tornarci. E così anche quello seguente. A tutto ciò contribuiva un ambiente in cui stavo bene, dove ho conosciuto tante persone che sono rimaste nella mia vita, ma anche tante che non ci sono più ma che mi hanno insegnato e dato tanto, in positivo e anche in negativo.

Si sente dire spesso che il mondo della scherma è una grande famiglia allargata e mi sento di confermare questa espressione. Un po’ i numeri non astronomici delle persone che lo frequentano, un po’ l’idea che ad ogni gara in giro per l’Italia e per il mondo si possa ritrovare le stesse persone, come ai pranzi di famiglia; e come in ogni famiglia che si rispetti, si litiga, ci si riappacifica e ci si vuole un gran bene.

Ed è proprio questo il sentimento che provo nei confronti della famiglia del Project Fencing. Una famiglia nata tre estati fa, cresciuta e affermatasi nel panorama dei camp estivi. Per due settimane, a cavallo tra luglio e agosto, cerco di restituire un poco di quello che ho appreso in tutti questi anni; ed è bello, parola abusata ma calzante, mettersi a disposizione degli altri e farlo in nome della scherma. Vedere persone che ti ascoltano, si fidano e cercano di migliorare ogni minuto e ogni ora. É una gran responsabilità, senza dubbio; un’altra sfida che raccolgo, per mettermi in gioco ogni anno e che condivido con un gruppo di lavoro con qualità invidiabili, sia a livello magistrale sia a livello di atleti (i cosiddetti sparring partner), che ogni anno accoglie centinaia di ragazzine e ragazzini provenienti da ogni parte del mondo con almeno una cosa in comune: l’amore per la scherma. Perché questo sport è così: affascinante, primordiale, istintivo e riflessivo allo stesso tempo. Ti rapisce e non ti lascia più. Insomma è il gioco più bello del mondo.